SimpleDB versione ReST

Il bello di Internet è anche — soprattutto — questo: un colosso come Amazon lancia un nuovo servizio (SimpleDB); l’annuncio è importante e viene ripreso da migliaia di blog e testate specializzate; i più smanettoni iniziano a giocare con le API e pubblicano le prime critiche a come sono state disegnate; in pochissimo tempo viene stesa un’alternativa che è ovviamente libera e può essere implementata da Amazon. Vedremo nelle prossime settimane se l’inerzia delle grandi organizzazioni, e il fatto che l’architetto principale di SimpleDB sia stato assunto da Google qualche tempo fa, saranno più forti della qualità architetturale e del giudizio della community di sviluppatori. Nel frattempo, ripercorriamo quanto è successo nelle ultime 48 ore.

Venerdì 14 — a poche ore di distanza dall’annuncio di Amazon — Assaf Arkin pubblica su Labnotes una critica al disegno delle API di SimpleDB, che definisce SOAP without the envelope.

Sabato 15 compare sulla mailing list rest-discuss un messaggio di Dmitri Glazkov dal titolo inequivocabile SimpleDB: welcome to 1999. Nei messaggi successivi del thread, le API di SimpleDB vengono definite come SOAPy ReST, e non si sprecano le critiche anche pittoresche:

Whoever wrote this API had no idea of why they were providing a resource centric interface. Yet another HTTP API!

No, it’s even much Much MUCH worse — it uses GET for non-retrieval actions.

I nominate it for the 2007 Restless awards, in the much contested
category of “things that claim to be RESTful but do side effects in
their GETs”
along with the ever popular “SOAP endpoint in disguise” category.

Fino a che, tra ieri e oggi, spuntano ben due proposte alternative: quella di Subbu Allamaraju e quella di Assaf, che chiude il cerchio (o apre le danze a un nuovo giro di discussioni). Bellezza del web…

Comments

  1. Potrebbe essere un servizio interessante… infatti Google ci ha già messo lo zampino… 🙂

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