Deliri da geek…

Geco Quando ho proposto in redazione di introdurre ogni tanto (non dimenticate che siamo un aperiodico: se non c’è nulla di interessante da scrivere non scriviamo nulla) un problema geek da risolvere, ho ricevuto come risposta una marea di consensi. Dev’essere insito nell’anima più profonda del geek, o meglio dell’hacker, il gusto di risolvere problemi assurdi solo per il gusto di farlo.

Ma non c’è solo questo di strano nella testa di chi gestisce Stacktrace. Senza fare nomi vi racconterò alcuni comportamenti da geek, veri e propri casi di vita vissuta dai redattori di Stacktrace.

Qualcuno ha confessato: “Quando ero in prima liceo lessi la storiella dell’invenzione degli scacchi (quella del chicco di riso sulla prima casa, due sulla seconda e così via). La calcolatrice tascabile che avevo ai tempi non era sufficiente per calcolare la somma di tutti i chicchi di riso (264-1) per cui mi misi a farlo a mano. Per anni tenni il foglio pieno di numeri, orgoglioso di esserci riuscito!”.

Un altro di noi ha raccontato: “Qualche tempo fa ero particolarmente irritato che tutti continuassero a dire la frase “andare tra i più”. Ho deciso di scoprire quando, nella storia, i più siano effettivamente diventati più. In generale credo che poi si possa semplicemente ridurre ad un algoritmo di nascita/morte di una qualunque popolazione. Inoltre le mie morti erano deterministiche e le nascite seguivano una curva logistica con costanti arbitrarie. Insomma viene fuori che solamente dalla ventesima generazione o giù di lì si può usare quel detto”. Quest’ultima storia ha scatenato in redazione diverse richieste sull’età in cui morivano gli omini, sulla distribuzione utilizzata e via dicendo. C’è chi ha addirittura osservato che una delle più importanti distribuzioni statistiche, quella di Poisson, era stata pensata relativamente alle “morti per calcio di cavallo nell’esercito prussiano”.

Oltre ai deliri statistico-matematici ci sono anche quelli linguistici: “Quando ero alle scuole medie (forse in prima media) avevo inventato un linguaggio con tutta la sua grammatica. Devo avere ancora da qualche parte i quaderni con le coniugazioni dei verbi, ecc. Adesso non so se a quei tempi conoscevo l’esistenza dell’Esperanto o se me lo fossi inventato da solo, tutto è possibile…”.

Dopo questa ammissione qualcun altro ha ricordato: “Buffo, io alle medie mi sono creato un sistema di scrittura privato per esigenze di privacy (diario, idee geniali per conquistare il mondo™, ecc). La cosa divertente è che lo usavo così frequentemente che ero diventato più fluente in AE1052 (l’avevo chiamato così) che con la scrittura alfabetica. Ad un certo punto ho introdotto le abbreviazioni. Qualche mese dopo ho scoperto l’esistenza della stenografia. Deprimente.”.

Infine, last and totally least: “Ci ho messo anni a capire perché a volte le perforazioni dei due veli della carta igienica non erano allineati.”. Tralascio i commenti che quest’ultima dichiarazione ha generato.

Da uno dei deliri non citati qui, trarrò uno spunto per un problema da sottoporvi con il temerario scopo di scoprire qual è il linguaggio di programmazione più rappresentativo e quale quello più efficiente.

E così scopriremo anche quanti geek ci sono tra i lettori di Stacktrace!

About Marco Beri

Marco Beri si laurea in Scienze dell’Informazione nel 1990, periodo oramai definibile come la preistoria del settore. Il computer è prima di tutto un suo hobby e anche per questo si innamora di Python a prima vista nel lontano 1999, dopo aver sperimentato una ventina di altri linguaggi. Fa di tutto, riuscendoci, per portarlo nella sua azienda, la Link I.T. spa, dove dal 1997 occupa il ruolo di amministratore e responsabile dello sviluppo software. Riesce perfino a intrufolarsi come amministratore nella fondazione dell’associazione Python Italia. Incredibilmente pubblica anche diversi libri per Apogeo/Feltrinelli.

Comments

  1. Ottima idea! “Un mio amico” mi ha detto che da piccolo si era “inventato una riscrittura” dell’alfabeto volta a minimizzare il numero di tratti necessari a disegnare ciascuna lettera, ispirato dalle scritte su display digitali a sette segmenti. Chi volesse scervellarsi nel frattempo puo’ deliziarsi con http://projecteuler.net .
    A proposito, complimenti per la pubblicazione, penso che soddisfi pienamente i requisiti 😉

  2. “Insomma viene fuori che solamente dalla ventesima generazione o giù di lì si può usare quel detto”.

    Troppo bello, siete pazzi 🙂

  3. Ma alla fine perché i rotoli di carta a volte hanno quel fastidioso problema?

  4. effemmeffe: che lo sforzo sia con te nella ricerca di questa grande verità… 🙂

  5. x effemmeffe
    Hai presente Indianapolis? I piloti che girano più all’interno percorrono meno strada dei bolidi che corrono sul lato esterno della pista… Ecco, stessa roba.

  6. Qfwfq: mi spiace doverti contraddire ma sei lontano dalla verità. In qualunque momento, se conosci il vero motivo, puoi riprodurre il problema o… risolverlo!

  7. Durante una lezione di fisica del liceo sulla forza di Lorenz, ho proposto al mio professore un mdello di due campi magnetici allineati per accelerare le particelle circolarmente.
    Lui mi disse: “Bravissimo, hai inventato il ciclotrone. Peccatoc he esistta già.”

  8. io in realtà ho una teoria sui buchi della carta igienica che secondo me è più corretta di quella citata (che conosco). Imo servono per far restare più uniti i diversi fogli, sono paralleli ma disallineati per massimizzare la superficie coperta senza creare una striscia compatta con consistenza troppo differente dl resto

  9. Io la mia teoria sui buchi della carta igienica l’ho già esposta in lista: è come per i raosi bilama, la prima serie di buchi pulisce, la seconda raschia a fondo…

  10. O stolti, quanto siete lontani dal nocciuolo del problema… Nessuno di voi conosce quel gioco di prestigio con la cintura e la matita? Il principio è lo stesso. Come ulteriore indizio possiamo dire che nella carta igenica la parità non si conserva.

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