Samba riceve la documentazione dei protocolli Microsoft

SambaDopo 16 anni di lavoro finalmente, grazie anche all’UE, Microsoft condivide la
documentazione sui protocolli utilizzati da Windows con la PFIF (Protocol
Freedom Information Foundation). Il primo, e scontato, progetto a trarne
vantaggio sarà Samba.

Si tratta di uno sviluppo estremamente interessante, evoluzione della causa
Microsoft-UE terminata a settembre del 2007; i termini dell’accordo tra PFIF e
Microsoft sono però abbastanza complicati, infatti resteranno validi i
brevetti sui protocolli e la visione della documentazione sarà permessa solo
agli sviluppatori di Samba che firmeranno un contratto di
non-disclosure.

Nonostante la clausola di non divulgazione resta però possibile il rilascio dei
sorgenti sotto la licenza GPL (sia la seconda versione sia la terza). Le
clausole poi vanno a chiarire l’uso dei brevetti di Microsoft all’interno
dell’accordo: l’Unione Europea ne riconosce la validità, obbligando gli
sviluppatori a fare il possibile per evitare di violarli, ma obbligando anche
Microsoft a fornire una lista dettagliata dei brevetti interessati all’accordo
specificando che tutti i brevetti non inclusi non potranno essere utilizzati
per cause riguardanti il progetto.

Al di là degli aspetti legali, che francamente mi lasciano ancora perplesso in
alcuni punti, l’osservazione che
ritengo più importante è di Volker Lendecke:

I am very pleased to see that the European Commission acknowledged Free
Software as a valid competitor in the IT industry and that the License
conditions on the protocol information offered to the Free Software world
are indeed compatible with the GPL. This is much better than what we have
seen in similar cases in other countries and the Commission has done a
great job to push the case to this point.

Non può essere messo in secondo piano il riconoscimento di importanza
economica del Software Libero, e indirettamente del software Open Source, a
livello europeo. Non posso che accogliere felicemente la decisione dell’UE,
magari sperando che anche in Italia inizi a diffondersi una cultura più
progressista riguardo al software sia nella PA, sia nelle imprese, che non
sempre sono pronte ad accogliere “software sviluppato da ragazzini nel loro
tempo libero” relegando quindi l’OS a semplice hobby piuttosto che a vero
competitor.

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