Vipere preziose e pitoni stonati

Curioso come uno scrigno di gemme possa tendere al nido di vipere, mentre un covo di pitoni cerchi di comportarsi come un coro di cherubini, con risultati alterni.

Il riferimento è alla recente filippica di Zed Shaw
contro alcuni componenti la comunità di
Ruby on Rails
, contenente una notevole sfilza di contumelie ed attacchi
personali. Se ne ricava l’impressione di un ambiente non molto attento al
rispetto delle persone; si noti che, al contrario, la comunità del linguaggio
Ruby tende a essere più pacata, forse
anche per le origini giapponesi del linguaggio e del suo autore, Matz.

Viene spontaneo contrapporre l’atteggiamento tipico della comunità Python,
sulle cui mailing list sono frequenti
i richiami all’ordine verso chi eccede in vis polemica e si lascia andare ad
attacchi personali. Per una curiosa coincidenza, pochi giorni prima nella
comunità di Django si era
verificato un flame proprio su questo argomento.

I solitamente autorevoli blog di O’Reilly includono da qualche mese i
post di tale Noah Gift, nei quali l’autore dà occasionalmente mostra di
non essere esattamente un’aquila (vedi ad esempio i
motivi per imparare Ruby
). Ulteriori, pesanti perle vengono offerte in
un altro post in cui egli discetta circa i
framework web di Python
. La pesantezza di tali perle provoca la reazione
inconsulta di uno degli autori di Django, Jacob Kaplan-Moss, già al
primo commento
del post. Jacob premette però di aver un po’ bevuto e
poco sotto si scusa per il tono poco civile, riprendendo gli argomenti in modo
più sereno. Gli altri commenti al post non contengono insulti e attacchi.

Una reazione analoga viene manifestata dal release manager di Django, James
Bennett, che in suo
post
commenta le affermazioni di Noah Gift e gli attribuisce il titolo
“jackass of the year”. Nonostante tale insulto non vada oltre il
livello cartoni animati, James viene ripreso nei commenti da Mark
Ramm, release manager e autore di un libro su
Turbogears
, dallo stesso Adrian Holovaty, BDFL di Django, e da Ian Bicking, altra personalità di spicco dello sviluppo
web in Python, che lo invitano a moderare i termini.

James non prende questi consigli molto bene: in un post successivo
chiarisce che non ritiene di lasciar passare del FUD in silenzio, e di parlare unicamente a nome proprio,
non a nome degli sviluppatori di Django. Tale punto viene
subito
ripreso da Jeff Croft, designer noto nella comunità Django, e qui
c’è il colpo di scena: Jeff rivela di aver smesso di scrivere post su Django
perché ripreso dagli autori dello stesso. Al commento successivo Jacob K.M.
(menzionato prima) afferma che la preoccupazione, sua e di Adrian, era che
non si parlasse di Django in veste ufficiale. Ma Jeff ribadisce che Adrian
gli ha esplicitamente chiesto di star zitto, e di lasciar parlare chi ne sa
più di lui:

To quote the e-mail I received from Adrian, “Decline from commenting.
Let somebody else, who’s more knowledgable in the problem domain, leave
an answer.” My response to this? Who do you think you are to tell me
when I can and can’t comment? You’re not my boss or my Mom, so I don’t
think you have a right to tell me what I can and can’t say. Asking is
one thing – telling is quite another.

Riassumendo, abbiamo da un lato una comunità che sembra considerare
normale l’uso e abuso di profanità e attacchi personali (vedi anche il
famoso “
Fuck You
” dell’autore di Rails); dall’altro una comunità talmente
puritana e rispettosa da oltrepassare l’autocensura e arrivare alla censura
verso altri.

Fin qui la cronaca: ecco la mia opinione, per quel che vale.

Come Pythonista di lunga data apprezzo di solito l’approccio pacato e
rispettoso della comunità. Cerco a mia volta di limitare le mie
pur forti opinioni all’ambito degli argomenti, e di non trascendere in
attacchi personali anche se, lo confesso, non è sempre facile. Non ho
d’altro canto grandi problemi con l’uso del turpiloquio e me ne servo
occasionalmente: ritengo semmai che l’uso eccessivo, come quello
parossistico di Zed Shaw, ne diminuisca alquanto l’efficacia.

Però, per motivi caratteriali, ho una fortissima allergia
per i tentativi di limitare la libertà di espressione altrui, sotto qualsiasi
forma e per qualsiasi motivazione. So bene che non è per nulla facile
conciliare tale libertà con il proliferare di insulti, troll e divagazioni
varie; continuo però a ritenerla un bene primario e non
negoziabile: prima ci si assicura che tutti possano dire la loro,
e solo dopo si cercano i modi più efficaci di mantenere un ambiente
espressivo e rispettoso.

Per questo motivo mi sento di condividere completamente la reazione
indispettita di Jeff Croft alla censura subita, e aggiungo: Adrian, con
tutta la gratitudine che ti devo, e il bene che
ti voglio, stavolta hai pisciato fuori dal vaso.

Ops, m’è scappata una parolaccia. Ma vi avevo avvertito, a volte mi
capita. 😉

Comments

  1. Certo che la sclerata di Zed ha fatto un bel pò di rumore! Personalmente non amo molto il turpiloquio, leggere un’opinione autorevole e trovare l’affondo volgare la prima volta al limite ti strappa un sorriso, la seconda ti fa cadere le braccia! Forse alcuni avranno notato gli epiteti con cui De Raadt ha apostrofato Stallman durante un recente flame http://marc.info/?t=119730647100001&r=15&w=2 : secondo me non ci ha fatto una bella figura!

  2. Spero che la saga dei flame si fermi qui, visto che e’ davvero poco interessante ;P

  3. L'Ignorante says:

    Credo che l’atteggiamento migliore da tenere in questi casi sia ignorare.

  4. Michele Simionato says:

    “”per motivi caratteriali, ho una fortissima allergia per i tentativi di limitare la libertà di espressione altrui, sotto qualsiasi forma e per qualsiasi motivazione. So bene che non è per nulla facile conciliare tale libertà con il proliferare di insulti, troll e divagazioni varie; continuo però a ritenerla un bene primario e non negoziabile: prima ci si assicura che tutti possano dire la loro, e solo dopo si cercano i modi più efficaci di mantenere un ambiente espressivo e rispettoso.””

    D’altra parte liberta’ di espressione non vuol dire liberta’ di usare il turpiloquio in tutti i posti e le circonstanze. Io non mi sento limitato se in certi posti non posso dire o fare certe cose (non vado certo a bestemmiare in chiesa) e considero questo parte delle regole del vivere civile. La paroloccia puo’ starci in certe circostanze ma quello che dice Zed e’ assolutamente inaccettabile, non tanto
    per il linguaggio, ma per gli attacchi ad personam
    in luogo pubblico contro gente che di fatto non puo’ difendersi (che fanno, scrivono una difesa nel loro blog che nessuno leggera’ ?). Rischia la denuncia per diffamazione. Insomma, non confondiamo diritto di parola con diritto di diffamazione.

  5. E` un discorso lungo.

    Gli ambiti repressivi sono fin troppo ampi: l’espressione individuale non dovrebbe mai ricaderci. Vale a dire, tutti i reati d’opinione andrebbero aboliti, diffamazione compresa.

    A quel punto potremmo forse concentrarci sulle cause delle azioni delle persone, e non limitarci a reprimere i sintomi.

  6. Nicola, stai di nuovo confondendo un singolo con una intera comunità. Tra parentesi, come ti ho già detto in altra sede, il “fuck you” di DHH non era minimamente un attacco ad personam o riferito a qualcuno in particolare, era principalmente una battuta. Affermare che nella comunità Rails non ci sia rispetto per le persone è una forzatura inaccettabile anche per il più accesso dei Python fan.

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