Ventimila cavi sotto i mari

Fondale marino

Non si tratta di un riadattamento del famoso libro di Jules Verne, ma questa storia del taglio dei cavi sui fondali marini sta assumendo davvero le dimensioni di una saga fantasy. Tutto è cominciato settimana scorsa, mercoledì 30 gennaio, quando due link intercontinentali sul fondo del Mediterraneo sono stati danneggiati, distruggendo quasi tutto il traffico Internet tra l’Europa ed il Medio Oriente, con interi stati praticamente isolati dal resto del mondo.

Già il guasto di due dispositivi fisici, di qualunque tipo essi siano, posti sul fondo di un mare o di un oceano, sono eventi più unici che rari e possono davvero stimolare la fantasia di chiunque, ma quello che è avvenuto dopo ha dell’incredibile. Iniziati i lavori di riparazione,  sono cominciate ad apparire anche tutta una serie di ipotesi su cosa abbia potuto causare questo catastrofico (a giudicare dal seguito) evento.

E se c’è chi giustamente ipotizza qualche particolare condizione sismica o meteorologica, o comunque la verosimile attività di qualche pescatore con una draga troppo profonda, non sono mancati avvistamenti di navi fantasma che con l’ancora avrebbero tranciato il povero cavo inerme. Per non parlare poi di teorie di cospirazione, terrorismo, minaccia aliena, totale ed ultimo controllo delle informazioni. L’ultimo è un articolo di oggi del Wall Street Journal che, non senza un certo sarcasmo, si chiede se sia colpa di Godzilla o di Gamera.

Nel frattempo, prendendo un po’ in giro i geek di tutto il mondo, che non sembrano interessati a nient’altro, c’è almeno chi ha provato a discutere seriamente della questione, analizzando quali possano essere i rischi reali di questi collegamenti intercontinentali, tanto importanti quanto, apparentemente, fragili.

Comments

  1. Mi risulta che i cavi tranciati siano arrivati a 5 e francamente trovo il tutto alquanto inquietante. La blogosfera italiana non ha dato visibilità a queste notizie, oltretutto.
    Bisogna ammettere, tuttavia, che nessun territorio é stato realmente isolato, poiché le tecniche di BGP consentono percorsi alternativi al traffico di rete, che, tuttavia, in situazioni di tale gravità, congestionano gli stessi percorsi alternativi.

  2. Marcoc: sei un genio! Solo tu potevi linkare un immagine di Monkey Island… Quanti ricordi… 🙂

  3. @Marco: esattamente. Il discorso in questo caso é che quei provider che pagano per le tratte intercontinentali non sono contenti di vedersi reindirizzato il traffico sui loro link. Alcuni semplicemente bloccano le update tramite filtri, altri magari cercano di fare passare un po’ di traffico.

    Resta il fatto che ben difficilmente nell’Internet di oggi i problemi locali restano tali: molto più spesso ci sono conseguenze su scala mondiale. E questo deriva soprattutto dal fatto che proprio BGP é un protocollo basato sul funzionamento di alcune policy, richiedendo quasi sempre l’intervento umano per gestire situazioni di emergenza.

  4. @Marcob: davvero, quanti ricordi! Quel gioco dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole! La colonna sonora poi, a mio giudizio, é una delle più belle di tutti i tempi.

Policy per i commenti: Apprezzo moltissimo i vostri commenti, critiche incluse. Per evitare spam e troll, e far rimanere il discorso civile, i commenti sono moderati e prontamente approvati poco dopo il loro invio.