Ma quale PISA? La torre?

Premessa

Comincio questo articolo con una domanda a cui vi chiedo di rispondere senza l’aiuto di Google: se sentite la parola PISA a cosa pensate? Sono sicuro che l’unica risposta che vi viene in mente è una torre che pende e fino a qualche giorno fa avrei risposto anche io nello stesso modo.

Adesso, invece, se sento la parola PISA mi viene in mente qualcos’altro.

Torre di pisa

La torre di Pisa


PISA

Tanto per cominciare PISA è l’acronimo di Programme for International Student Assessment, uno studio iniziato nel 2000 e finanziato dalla OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Lo scopo dello studio consiste nella valutazione, da effettuarsi ogni tre anni, del livello di istruzione degli studenti adolescenti nel mondo.

Normalmente questo genere di studi mi lascia abbastanza perplesso, ma questa volta non sono riuscito a trovare punti deboli. I problemi sono scelti con estrema cura in modo che le ovvie differenze culturali esistenti tra un quindicenne di Taiwan rispetto ad un coetaneo turco non influiscano sui risultati. Sono valutate le aree di competenza di lettura, matematica e scientifica e il nozionismo non entra in gioco in nessun ambito. Ecco un esempio di quesito scientifico:

È importante avere una riserva di acqua potabile di buona qualità. L’acqua che si trova sottoterra si chiama acqua sotterranea. Fornisci una ragione per cui ci sono meno batteri e particelle inquinanti nelle acque sotterranee che nelle acque di superficie, come i fiumi e i laghi.

La risposta ad un quesito a risposta aperta come questo come può essere valutato in maniera obiettiva? Anche la valutazione è codificata in maniera rigorosissima:

Punteggio pieno:

  • Codice 11: Risposte che fanno riferimento al fatto che l’acqua sotterranea è filtrata dal terreno.
  • Codice 12: Risposte che fanno riferimento al fatto che l’acqua sotterranea è incapsulata e dunque protetta da possibili agenti inquinanti; OPPURE al fatto che le acque di superficie sono inquinate con più facilità.
  • Codice 13: Altre risposte corrette.

Nessun punteggio

  • Codice 01: Risposte che fanno riferimento soltanto al fatto che l’acqua sotterranea è molto pulita (informazione già presente nel testo).
  • Codice 02: Risposte che fanno dichiaratamente riferimento al processo di depurazione illustrato nella figura dello stimolo.
  • Codice 03: Altre risposte
  • Codice 99: Non risponde.

Nella figura seguente vediamo invece un esempio di quesito matematico.

Problema del carpientere

Con 32 metri di steccato quali giardini può recintare il nostro carpentiere?

Per ridurre, se non eliminare, gli errori di raccolta e di inserimento dei risultati, esistono diversi quesiti di controllo. Si narra (non ho trovato riferimenti diretti alla vicenda ma non fatico a crederlo) che al test effettuato nel 2006, un operatore italiano, presumibilmente per risparmiare tempo, ha compilato le valutazioni senza la necessaria attenzione. Le seguenti verifiche, effettuate in fase di controllo, hanno evidenziato un’anomalia statistica. Risultato: il lotto delle valutazioni inserite da quell’operatore è stato scartato in toto.

Insomma, in poche parole, l’oggettività e l’obiettività dello studio sono indiscutibili.

Italia

In Italia quasi nessuno conosce questi studi, mentre, per esempio, in Germania non è raro trovare nei distributori di benzina volantini con vignette che prendono in giro i risultati dei tedeschi nelle prove del 2006 e anche in diversi altri stati le reazioni sono state tutto meno che silenziose.

Pinocchio

Uno studente italiano molto famoso

Ma veniamo al dunque: come si sono comportati gli studenti quindicenni italiani? Ecco i risultati:

  • nel 2000 su 27 nazioni: 20esimi (pagina 5)
  • nel 2003 su 40 nazioni: 30esimi (pagina 57)
  • nel 2006 su 57 nazioni: 38esimi (pagina 20)
  • nel 2009 su 69 nazioni? Chissà…

I dati sono a disposizione di tutti e i database dei risultati dei tre test oltre che ad un’incredibile mole di variabili sono interrogabili interattivamente su internet (2000, 2003, 2006).

Con un minimo di pazienza si possono scoprire cose molto interessanti e, soprattutto, poco confutabili. Per esempio il numero totale di ore passato in classe dagli studenti dai 7 a 14 anni per i finlandesi, primi assoluti al mondo (come media sui tre test) nel PISA 2000, 2003 e 2006, sono circa 5.600 (meno di tutti!) mentre in Italia sono circa 8.200 (manco a dirlo, più di tutti, vedi foglio C_D1.1).

Un’altra, tristissima, osservazione può essere fatta grazie ai test del 2003 e del 2006, dove sono state effettuate delle misurazioni apposite per alcune regioni italiane. Nel 2006, per esempio, la valutazione media degli studenti del Veneto è risultata in linea con i migliori paesi. Non occorre fare molti calcoli per capire che, se la media italiana è così in basso, le regioni peggiori sono, purtroppo, a livello del terzo mondo.

Informatica e tecnologia

Ma quanto conta l’informatica e la tecnologia nei risultati ottenuti dagli studenti ai test PISA? Ho provato a fare qualche interrogazione specifica (più è alto il punteggio nelle colonne MEAN, migliori sono i risultati):

Altre interrogazioni che ho voluto provare a fare confrontano i risultati dei finlandesi (vi ricordo i migliori al mondo in tutti i test PISA) e degli italiani rispetto al numero di computer, di cellulari, di libri e di televisioni possedute:

I risultati migliori sono direttamente proporzionali al numero di computer, di libri e, incredibile, di cellulari posseduti mentre, nel caso delle televisioni, il risultato migliore è ottenuto da chi ne ha una sola in casa e diminuisce per chi ne ha due, tre o più. Interessante, vero?

Conclusioni

Non credo di sbagliare di molto nell’affermare che l’ambiente al di fuori della scuola sia importante per la formazione degli studenti più della scuola stessa. Il problema italiano evidenziato dai test PISA è quindi trasversale a tutta la società e non limitato al mondo scolastico.

Ma non preoccupiamoci troppo di queste statistiche, in fondo alle Olimpiadi di Pechino 2008 siamo giunti noni… Nel caso qualcuno pensasse che io sia contro lo sport, lo smentisco subito: niente di più sbagliato (gioco a basket da 35 anni). Mi preme solo sottolineare come un tedesco sia a conoscenza, grazie ai mezzi di informazione, della posizione raggiunta dalla sua nazione sia alle Olimpiadi che nei test PISA. E per di più si arrabbia e si preoccupa se non va bene a questi ultimi. Per noi non è così, anzi, è esattamente al contrario.

Voglio chiudere con l’ennesimo, amaro, sorriso, leggendo quanto dice il nostro ambasciatore in Germania Silvio Fagiolo, interrogato da Die Zeit su PISA: “Pisa resterà, mentre la ricerca verrà prima o poi dimenticata!”.

About Marco Beri

Marco Beri si laurea in Scienze dell’Informazione nel 1990, periodo oramai definibile come la preistoria del settore. Il computer è prima di tutto un suo hobby e anche per questo si innamora di Python a prima vista nel lontano 1999, dopo aver sperimentato una ventina di altri linguaggi. Fa di tutto, riuscendoci, per portarlo nella sua azienda, la Link I.T. spa, dove dal 1997 occupa il ruolo di amministratore e responsabile dello sviluppo software. Riesce perfino a intrufolarsi come amministratore nella fondazione dell’associazione Python Italia. Incredibilmente pubblica anche diversi libri per Apogeo/Feltrinelli.

Comments

  1. Pensavo proprio ieri sera a cose simili. Sono passato sotto un balcone dove si discuteva animatamente di calcio mercato, poi sono stato a casa di amici, che avevano appena comprato la scheda Mediaset per il digitale terrestre. Mi son chiesto se queste persone sapessero quanto stavano spendendo di tasca loro per regalare Alitalia a degli “italiani”…
    Probabilmente senza calcio, Grandi Fratelli e spazzatura varia sarebbe difficile disinteressarsi di come funziona il mondo e di come dovrebbe cambiare.
    Poi viene l’informazione, che dovrebbe occupare gli spazi tra le distrazioni varie e che quì da noi è la voce di una o poche persone soltanto. Basta applicarsi per qualche mese e si accumulano abbastanza indizi per convincersi che gran parte dei telegiornali e giornali sono fatti su misura per qualcuno. Io l’ho fatto.

    Informazione e cultura in mano al popolo sarebbero controproducenti per la nostra classe dirigente.
    La conclusione dei miei pensieri dell’altro giorno era proprio che il vero costo del fenomeno Berlusconi non è solo la malpolitica e la malgestione del Paese e dell’economia, ma è in ultima analisi il danno culturale, l’ignoranza che è stata alimentata per anni per allargare la sua base elettorale. Un tipo di danno che gli altri partiti, per quanto dannosi anch’essi, non avrebbero portato.
    Secondo me questo è uno dei motivi della discesa a picco che stanno avendo i quindicenni italiani e propabilmente anche gli adulti.

  2. Per quanto si possa sprofondare nella m***a, noi italiani lo facciamo con gioiosa disinvoltura. Anzi, cerchiamo di convincere gli altri che siamo in una condizione invidiabile, perchè lo stallatico tiene caldo e fa bene alla pelle. Il nostro ambasciatore genialmente incarna questo spirito: non preoccupatevi se sbagliate un progetto, anzi, con un pò di fortuna diventerà un’opera d’arte, alla faccia di quei fighetti tedeschi tutti precisini… se Windows ME lo avessimo sviluppato in Italia a quest’ora starebbe in un museo d’arte contemporanea!

  3. Bread Pit says:

    Berlusconi e` solo la punta dell’iceberg, o se vogliamo la conseguenza,
    di un’imbecillita` generalizzata che ha origini ben piu` antiche di Tele
    Nord.

    Ricordo che, nonostante tutta la dietrologia della nostra
    sinistra (altrettanto corrotta e inetta), viviamo in un paese
    democratico (sebbene non ci piaccia), e i suoi leader sono stati
    eletti liberamente.

    Questo e` il paese che taglia fondi alla scuola e da` incentivi agli
    autotrasportatori.

    L’istupidimento e` un fenomeno che si autoalimenta ed e` la misura del
    fallimento di una societa` e dei suoi valori.

    A proposito. Mi chiedo dove sarebbe ora la Torre senza la ricerca.

  4. L’argomento è interessante ed anche se l’Italia non si trova ina bella situazione, è perlomeno positivo che se ne parli, punto di partenza per iniziare ogni cambiamento.

    Non sono molto d’accordo con quanto dicono Andrea Ratto e Bread Pit: il ‘caro’ B. non è più responsabile (punta dell’iceberg o meno) di chi lo ha votato e lo sostiene; ed ancora: le giuste e legittime contrapposizioni tra lo schema negativo “calcio+GF+TV-spazzatura” e quelli positivi vanno anche rappresentate nei vari contesti sociali e lavorativi con i quali ognuno di noi interagisce, forse qualche “coscienza” si risveglia….

  5. @trueict: avresti ragione se se ne parlasse veramente. Ma un articolo su Stacktrace, letto da qualche centinaio di geek, non vuol dire “parlarne” 🙁

  6. Niente di nuovo…

    La guerra e’ pace
    La liberta’ e’ schiavitu’
    L’ignoranza e’ forza

    Il Grande Fratello e’ uno show televisivo diventato meta ambita per giovani e meno giovani (molto probabilmente non sanno neanche chi sia Orwell)…

    …stiamo diventando delle marionette.

  7. La mia opinione voleva essere che la differenza tra Berlusconi e gli altri è che lui produce ignoranza e poi la sfrutta, mentre gli altri cercano di sfruttarla e basta.
    Mi piacerebbe, ma non riesco a dare molta colpa agli ignoranti stessi.

  8. Basta con ste storie di BErlusconi, ma non riuscite a separare l’ideologia dalla realtà: se la scuola italiana fa schifo soprattutto al Sud non è colpa di Berlusconi o la Gelmini, ma dei professori impreparati ( troppi e mal pagati che è una conseguenza dei troppi). All’università una ragazza del sul mi diceva che da lei ( a Salerno) c’era la raccomandazione anche per il voto di maturità, ma vi rendete conto, anni 90 (berlusconi non c’era ancora)!!!! L’università esamificio l’ha creata Berlusconi o una certa ideologia che si dice di sinistra ma alla fine garantisce solo i figli dei ricchi? L’italia è il paese occidentale con meno mobilità anche perchè la scuola così com’è fa schifo. MA SONO TUTTI A DIFENDERE IL SISTEMA, MAI A CAMBIARE MICA CHE QUALCUNO PERDE LE GARANZIE. La scuola e fatta per garantire i dipendenti, poi ma molto poi ci sono gli studenti.

    PS: Il grande fratello c’è in tutta europa e nessuno ti obbliga a guardarlo

  9. Daniele says:

    Mi ha colpito, e messo un po’ in crisi, osservare che l’uso di computer a scuola e la scrittura di programmi per computer sia correlata in modo inverso ai risultati in tutte e tre le aree.
    Ma forse non ho capito bene perché dalla ricerca sembrerebbe che il 13% degli studenti usino un linguaggio di programmazione ogni giorno. Per quello che conosco io il 90% degli alunni *non* scrive un programma in tutta la sua carriera scolastica.
    Ho sbagliato a interpretare le tabelle?

  10. @Daniele: sì, hai interpretato molto bene le tabelle tranne in un solo piccolo caso. Nel caso di uso di computer a scuola, i risultati migliori si hanno con “once a month or less” e poi discendono con “never”. Non sono riuscito nemmeno io a capire se non, forse, dopo aver letto il tuo post. Come dici, per imparare serve anche l’esercizio e, se si passa troppo tempo al pc invece che sui libri, questa colonna viene a mancare

  11. Triste addendum dalla newsletter di Tuttoscuola di oggi. Reality Show? Avanti tutta!

    Quei nostri 15enni poco competenti in lettura e interpretazione linguistica/1

    Nel 2000 si era convenuto che per la competenza degli adolescenti europei nell’interpretazione dei testi linguistici (literacy) fosse tollerabile avere non più del 17% di quindicenni fermi ai livelli minimi, cioè a quello che le ricerche PISA fissano alla capacità inferiore, livello 1.
    Nel 2000 la media dell’Unione era attestata al 21,3%. Si trattava di scendere di poco più di quattro punti con l’apporto, s’intende, di tutti i Paesi membri. L’Italia nel 2000 era a poco meno di due punti dal benchmark 2010 del 17%.
    Ma le cose in questi sette anni (2000-2007) sono andate ben diversamente dal previsto e molti Paesi, anziché migliorare i propri livelli medi di competenza linguistica dei 15enni, hanno elevato i livelli di incompetenza, tanto che la media europea, anziché scendere, è salita di 2,8 punti, passando dal 21,3% del 2000 al 24,1% del 2006.
    Hanno peggiorato i precedenti livelli di competenza linguistica del 2000 la Francia (salita da un buon 15,2% ad un mediocre 21,7%), la Gran Bretagna (salita dal 12,8% al 19%), l’Olanda (peggiorata anch’essa risalendo da un buonissimo 9,5% al 15,1%) e la Spagna (risalita addirittura dal 16,3% al 25,5).
    E l’Italia che nel 2000 era così vicina alla meta finale? Male anch’essa, perché è risalita al 26,4%: un livello che registra una diffusa scarsa competenza linguistica tra i nostri quindicenni per un ragazzo ogni quattro: un peggioramento di 7,5 punti. Un livello tra i peggiori in ambito europeo (26,4%): peggio di noi soltanto la Grecia, la Bulgaria e la Romania.

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