Intervista con Mikamai

Mikamai è un’azienda giovane che, puntando sull’open source e sui linguaggi dinamici, è riuscita ad affermarsi da subito e ad avere un discreto successo nel (notoriamente ostile) panorama italiano. In questo articolo parliamo con Giovanni Intini, cofondatore di Mikamai e nostro autore.

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Che cosa è Mikamai?

Giovanni: Il nostro sito web dice che siamo “Providers of Unconventional Technology”, qualcuno direbbe che siamo un’azienda, ma per me e per le persone di Mikamai, è più uno stile di vita, per quanto pretenzioso possa sembrare. 🙂

Parlami delle origini di Mikamai. Come nasce l’idea e come siete riusciti a finanziarla agli inizi?

Giovanni: Mikamai è stata fondata da tre persone, io, Ivan Vaghi (più noto come Chiaroscuro tra i rubyisti) e Lorenzo Viscanti. Io lavoravo per una piccola agenzia di sviluppo web a Bari, Medlar, che avevo cofondato. Ivan lavorava per una grande banca di cui non farò il nome, e Lorenzo per Wikio. Ivan ed io lavoravamo spesso assieme a progetti open source sotto l’egida di Nimboo, un gruppo di sviluppatori che Ivan aveva fondato tempo prima con Bard (Massimiliano Mirra, creatore di Sameplace). Abbiamo incontrato Lorenzo ad uno degli incontri di Netwo, e galvanizzati da un discorso di Marco Palombi, fondatore di Splinder, abbiamo deciso di provare a costruire la nostra azienda. Nei sei mesi successivi abbiamo passato un sacco di tempo fantasticando e decidendo ciò che volevamo fare, mentre Ivan e Lorenzo lasciavano i loro lavori. Per fine 2007 eravamo pronti a partire. Abbiamo avuto la fortuna di trovare un quarto cofondatore che ha fatto da incubatore, pagando per Mikamai il primo anno di fitto dei nostri uffici e dandoci i contatti iniziali per partire. Il resto è tanto duro lavoro e gente entusiasta che vuole lavorare con noi.

Quali sono i prodotti e servizi offerti dalla vostra azienda?

Giovanni: Facciamo sviluppo web di tutti i tipi, ma ci focalizziamo principalmente sulle tecnologie più nuove. Siamo una piccola azienda, e concentrandoci su tecnologie non ancora mainstream riusciamo a mantenere un edge competitivo sulle aziende più grandi, che sono lente ad adottare le nuove tecnologie. Lavoriamo molto con Ruby on Rails ovviamente, e facciamo anche parecchio sviluppo Drupal. Abbiamo anche un piccolo numero di prodotti sviluppati internamente, come altomic.com, un sito di video sharing che permette di registrare e pubblicare video dalla webcam o dal cellulare, e trovacasa.in un meta motore di ricerca per annunci immobiliari, per il quale abbiamo anche sviluppato un’applicazione geolocalizzata per iPhone.

Ruby e il mondo dell’open source hanno permesso la formazione di questo team. Qual è l’impatto che Ruby e Rails hanno avuto sul successo della vostra startup?

Giovanni: Siamo dove siamo ora grazie a Ruby. Alcuni tra i migliori programmatori Ruby in Italia lavorano con noi, e non ci saremmo conosciuti se non avessimo passato tanto tempo sulla mailing list ruby-it. Essere una delle poche aziende italiane che fanno Ruby on Rails ci ha anche aiutato parecchio. Uno dei nostri clienti più importanti (un’azienda di moda di cui preferisco non fare il nome, ma è la più grande di tutte :)) ci ha scelto esattamente perché facciamo Ruby on Rails. Il mercato italiano però non è ancora abbastanza orientato a Ruby on Rails, almeno non quanto ci piacerebbe che lo fosse, e per questo ci dedichiamo parecchio anche a Drupal. Se esistesse un Drupal on Rails l’avremmo usato al posto dell’originale in php, ma non esiste, ed abbiamo preferito usare lo strumento giusto per il lavoro giusto, piuttosto che ripartire da zero.

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A parte la grande azienda di moda a cui alludi, quali sono i progetti più interessanti su cui avete modo di lavorare fino ad ora, e per quali aziende?

Giovanni: Abbiamo creato myousica, partendo da zero e usando Rails. E’ un progetto interessante perché si tratta di un social network completo costruito da zero, con un’architettura notevole dietro. Abbiamo anche fatto diversi siti interessanti in Drupal, come Montalbano.tv e WikiSAP. Il progetto su cui mi è più piaciuto lavorare è PedroCast (nome in codice), una piattaforma per chat moderata e video streaming che abbiamo scritto per Fujitsu Siemens con un mix di Ruby, Rails e Flex (sono molto orgoglioso dell’architettura) e che stiamo trasformando in un prodotto standalone. Abbiamo anche dei progetti open source interessanti, per lo più creati dal vulcanico Andrea Franz. La sua ultima opera, web-app-theme, è stata anche citata sul blog di GitHub tra i progetti interessanti da seguire.

A proposito di Rails, come hai scoperto Ruby?

Giovanni: Bè questo è divertente. Volevo imparare Python, ed ho fatto una ricerca su Google per un libro su Python. Al posto di un libro su Python ho trovato il Pickaxe. Mi ricordavo di aver letto di Ruby da qualche parte così me lo sono comprato e non ho più guardato indietro. 🙂

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In un clima ostile come quello italiano e con un’economia piuttosto in difficoltà, quali sono state le maggiori sfide per voi e come siete riusciti a superarle?

Giovanni: La cosa più importante in assoluto per le piccole aziende è trovare referenze. La maggior parte dei grandi clienti è inarrivabile senza una buona reputazione. Per mantenerla alta bisogna anche esse molto bravi. Più bravi di quanto si dovrebbe essere se già si avesse una buona reputazione, perché ogni errore può potenzialmente distruggere tutto il lavoro fatto per arrivare sin lì. Ci sono ancora un sacco di sfide da affrontare ed ho paura che non abbiamo ancora sentito tutti i problemi derivanti dalla crisi economica mondiale, ma ogni problema che si supera rende più forti, e crediamo fortemente in questo. Ci sono anche i problemi interni che tutte le startup devono affrontare, come l’organizzazione interna e la crescita, e stiamo ancora cercando di risolverli tutti.

Quali strumenti e metodi usate per collaborare e comunicare internamente e con i vostri clienti?

Giovanni: In realtà non usiamo niente di strano. L’email è il nostro strumento di comunicazione più importante ed usiamo Google apps for your domain per la nostra email. Poi c’è Skype per l’IM e le conferenze. Usiamo anche Lighthouse come issue tracker per tutti i nostri progetti. Quando devo scegliere uno strumento cerco sempre di scegliere il più semplice, in modo che anche i nostri clienti possano usarlo. Lighthouse è stato un miglioramento incredibile al nostro modo di lavorare.

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Quali sono i vostri piani per il futuro?

Giovanni: Mettiamo tutto ciò che possiamo in ricerca e sviluppo. Abbiamo tre persone attualmente che lavorano a tempo pieno sui nostri progetti interni. Crediamo che per continuare a crescere sia necessario trovare una sorgente di “recurring revenues” ed un modo per utilizzare le nostre abilità tecniche a nostro beneficio e non solo a quello di terze parti. Trovare nuovi clienti è anche molto importante, non solo perché più clienti significa più lavoro, ma anche perché significa meno rischio. Stiamo anche discutendo circa la possibilità di finanziare aziende “spin off” che si focalizzino su uno o due dei nostri prodotti (una è già in pipeline, ma non ne posso parlare ora).

Hai dei consigli per chi volesse fondare una startup, particolarmente in Italia?

Giovanni: Avviare un’azienda è difficile. Siamo stati fortunati, ma abbiamo anche bruciato una parte consistente delle nostre finanze personali all’inizio. Chi volesse aprire un’azienda in Italia deve essere pronto a spostarsi a Milano, praticamente l’unica città dove è possibile fare business in modo affidabile. Bisogna anche concentrarsi sulle persone, noi non avremmo concluso nulla se non avessimo avuto una solida rete di persone e professionisti in gamba a cui piace lavorare con noi.

About Antonio Cangiano

Antonio lavora come Software Engineer & Technical Evangelist presso la IBM in Canada. È inoltre il direttore di Stacktrace.it, un internet marketing strategist, imprenditore del web, serial blogger, e autore di un paio di libri in inglese (recentemente Technical Blogging.) Puoi dare un'occhiata ai suoi progetti sulla sua homepage e seguendolo su Twitter.

Comments

  1. Molto interessante…

  2. Ragazzi mi sono dimenticato di parlare di un prodotto molto divertente che abbiamo tirato fuori di recente: gustoperverso.com, magari vi divertite anche voi, fateci un giro 🙂

  3. Per i più curiosi, Giovanni è quello col bicchiere di vino. 😉

  4. Belle foto…

  5. Ragazzi Agata è la meravigliosa fotografa che ha scattato le foto a corredo dell’articolo.

  6. nego veementemente di essere il suddetto. e’ ben noto a tutti che Chiaroscuro e’ un’entita’ collettiva basata su swarm intelligence emergente

  7. Ma quella nella quarta foto cos’e’? un’Arduino? Ci stavi giocando o la usi per qualcosa di particolare?

  8. @Antonio: se non sbaglio è un Arduino, scattato al primo o secondo hack-up che si è tenuto proprio negli uffici di mikamai.

    Per più info sull’hack-up: http://hack-up.org/

  9. @Antonio: erano i primi esperimenti con arduino. Se riconosco l’immagine si trattava di controllare un led multicolore. cose semplici.. un ciclo for che looppava le componenti di colore R e G in direzioni differenti creando interessanti effetti. Poi lo stesso giorno abbiamo giocato con un motore controllato da un potenziometro e altre cosette del genere.

    Non avendo mai fatto elettronica -se non simulata- ho poi scoperto la breadboard! permette di disaccoppiare le connessioni fisiche tra gli elementi di un circuito permettendoti di fare rerouting al volo tra i vari componenti.

  10. @Giovanni: diciamola tutta, solo le foto belle e arty sono quelle di Agata 🙂

  11. @Chiaroscuro: gli esperimenti con Arduino dovranno portare alla webcam nel frigorifero, non dimenticare!
    Bisogna coinvolgere anche reggie che ha lavorato sulla domotica =)

  12. Eccoli qui, i 37s italiani 🙂 (ma non riesco a individuarne uno stronzo abbastanza da fare DHH 😉

  13. Illuminante, faccio il tifo per voi !

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Trackbacks

  1. A brand new interview to MIKAMAI’s technical director Giovanni Intini about MIKAMAI and many unconventional projects.
    Stay tuned for the English translation.