Google Wave, l’evoluzione dell’email

Google Wave è stato presentato ufficialmente qualche giorno fa (il 28 maggio) durante la conferenza Google I/O; ma cos’è questo Wave che ha provocato non poche reazioni (in genere positive) online?

La stessa Google definisce Wave come “un nuovo strumento per la comunicazione sul web” che è un in parte email e in parte IM (Instant Messaging). Per essere più precisi, bisogna dire che è contemporaneamente tre cose: un prodotto (Google Wave), un protocollo (Wave Federation Protocol) e una API (Wave API).

 

Uno screenshot di Google Wave

Partiamo con la descrizione del prodotto. Una delle peculiarità di Wave è che la comunicazione tra due o più persone viene rappresentata sotto forma di albero. Il contenitore più grande viene chiamato ‘Wave’ e contiene al suo interno tutta una serie di ‘Wavelet’ ognuna delle quali contiene una lista di partecipanti (chi ha partecipato alla comunicazione) e una serie di documenti (il contenuto della comunicazione). Volendo semplificare un concetto che potrebbe sembrare astratto, Wave è fondamentalmente un thread al cui interno risiedono i vari messaggi (Wavelet).

Ogni partecipante viene identificato da una stringa di testo simile ad un indirizzo email ‘qualcosa@dominio’ e può identificare una persona reale, un gruppo di persone o un robot (come vedremo più avanti).

Gli utenti (o gruppi, o robot) possono accedere solo alle Wavelet per le quali sono autorizzati, per esserlo bisogna che facciano parte dei partecipanti alla Wavelet o ad un gruppo presente tra i partecipanti. Oltre al normale flusso di messaggi è anche possibile inserire in una Wavelet una risposta privata rivolta solo ad un sottogruppo limitato di partecipanti.

I vantaggi rispetto all’email sono molteplici. L’ordine cronologico della comunicazione è molto più chiaro, si evitano blocchi di citazioni da email precedenti o top quoting “selvaggio”, per non parlare poi del controllo dettagliato di chi ha accesso a cosa. Il grande vantaggio risiede anche nel fatto che chi viene aggiunto alla conversazione in un secondo momento, potrà leggere tutto il thread invece di essersi perso buona parte della discussione come accade ora con l’email. E per i più impazienti, riuscire a vedere in tempo reale ciò che scrivono i partecipanti ad un Wave renderà l’intera esperienza più dinamica e simile a quella del mondo IM.

Questo sistema è progettato perché vi siano vari server che gesticono degli utenti, quindi sarà possibile creare Wavelet con partecipanti appartenenti a server diversi e i vari server in gioco comunicheranno tra di loro grazie al Wave Federation Protocol trasmettendosi tutti i dati necessari.

Mentre guardavo il video della presentazione il mio primo pensiero è stato “e così Google avrebbe accesso a tutti i Wave esistenti?”, la risposta è no. I vari server si trasmettono i dati solamente se necessario, quindi se io (Simone) e Pippo utilizziamo il server della mia azienda, i nostri messaggi non andranno mai all’esterno del nostro server. Se però Pippo fosse un utente del server Wave di Google allora il mio server e quello di Google si trasmetterebbero i dati necessari affinché io e Pippo possiamo comunicare.

Quindi ora sappiamo che ‘Google Wave’ è il prodotto che permette di comunicare (utilizzando i server di Google) e che il ‘Wave Federation Protocol’ è il protocollo che consente l’interscambio dei dati attraverso server diversi. Inclusa la possibilità di avere comunicazioni privati all’interno di una intranet aziendale. E le ‘Wave API’?

Le ‘Wave API’ sono gli strumenti che gli sviluppatori possono utilizzare per sviluppare soluzioni basate su Wave e possono essere di due tipologie: ‘Embed’ o ‘Extensions’. Grazie ad ‘Embed’ è possibile inserire dei Wave nei nostri siti web (blog, forum, ecc…) utilizzando Javascript, per esempio per far commentare i lettori del nostro blog o per far discutere riguardo ad un argomento di nostro interesse.

Le ‘Extensions’ invece ci consentono di sviluppare dei programmi che interagiscono con il Wave aggiungendo funzionalità. Queste ‘Extensions’ possono prendere l’aspetto di ‘Robots’ o di ‘Gadgets’. I primi sono partecipanti speciali (server-side) alle Wavelet che possono compiere operazioni come gli utenti normali, possono scrivere e leggere le Wavelet in cui partecipano e un loro naturale compito è importare ed esportare dati verso altri servizi. Per il momento i ‘Robots’ possono essere ospitati solamente su Google App Engine e possono essere scritti in Java o in Python.

I ‘Gadgets’ invece sono client-side e permettono di scrivere applicazioni all’interno di un Wave; utilizzando il contenuto del Wave per salvare i dati è possibile creare applicazioni come il Sudoku dove ad ogni ‘azione’ del gioco corrisponde una modifica al contenuto del Wave. Una cosa molto utile è il fatto che si può navigare cronologicamente l’evoluzione di un Wave, quindi è possibile fare il replay di come nel tempo il contenuto di un Wave si sia evoluto e di conseguenza, come nel caso del Sudoku, guardare cronologicamente la partita. 🙂

Al momento Google Wave è ancora in fase di preview, ovvero un limitato numero di utenti ne ha accesso e lo sta provando. È possibile chiedere di essere avvisati non appena verrà aperto a tutti, mentre gli sviluppatori potranno provare a creare qualcosa basato su Waves facendo richiesta di accedere alla Sandbox.

Abbiamo potuto vederlo solo al momento della sua presentazione (disponibile in questo video), ma salvo qualche bug sembra promettere bene. Per vedere se diverrà davvero lo standard per la comunicazione online del futuro dovremo aspettarne il rilascio e magari constatarne il funzionamento al di fuori delle server farm di Google. Per ora posso già dire che l’idea mi sembra piuttosto valida e promettente.

Comments

  1. alberto says:

    Io ho visto il video e devo dire che sono rimasto impressionato dalla facilità d’uso e dalle potenzialità che la piattaforma ha e potrà avere grazie appunto all’estendibilità e al fatto che si appoggi comunque su un protocollo standard… ho “paura” che sia l’ennesimo trionfo di Google e che questo wave potrà rivoluzionare completamente il mondo delle email

    che dire inoltre del plugin che permette di draggare le foto dal pc al browser?

  2. Non ne sono certo ma credo che il drag&drop sia un vantaggio derivante dall’utilizzo di html5 (che ha al suo interno un’API per farlo).

    La cosa più impressionante è che ora come ora Google Wave (utilizzando l’html5) taglia di netto la compatibilità con tutti gli Internet Explorer (o sbaglio?)

  3. Io sepro tantissimo che prenda piede al più presto cosi da poter eliminare l’email (ed il conseguente spam).
    Se poi taglia fuori IE non può che far bene alla gente che così dovrà rendersi conto che se vuole il nuovo coolissimo gadget deve cambiare browser

  4. Lawrence Oluyede says:

    @Simone: html5 e` supportato da i8, e parzialmente dal 7. E` la morte di IE6, quello sicuramente 😀

  5. @Lawrence: meglio di niente 😉

  6. Andrea Turso says:

    @Simone Dall’Angelo: Stando al video della presentazione attualmente il drag&drop all’interno del browser non è supportato da HTML5 ma è reso possibile da Google Gears. Se non ho compreso male sembra che Google abbia proposto una bozza per la funzionalità di drag&drop per l’HTML5 al W3C.

  7. @Andrea: sì, è esattamente quello che ho capito anche io. La ragazza dice che quella è l’unica feature che richiede un oggetto non nativo nel browser.

  8. Mi deve essere sfuggita quella parte 🙂

  9. Giovanni says:

    Grazie

  10. Ciao Ragazzi. Beh che dire, google wave sembra davvero la sintesi perfetta di tutti i servizi che oggi la rete offre. Basti pensare poi che il protocollo di wave sarà open source(http://www.wavegoogle.it). CIAO!

  11. Bello…ho visto anche io il video e devo dire che ancora una volta google ha fatto un buon lavoro.
    un prodotto completo, e sicuramente sará abbastanza affidabile come tutti i prodotti google.
    Penso che sia sempre piú difficile battere google.
    il monopolio per ora é ancora il suo.

  12. I dont think is such a good idea. Google has already done enough we dont need anymore from such an evil corporation.

  13. Interessante

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