Intervista con Stefano Bernardi sul mondo delle startup italiane

Stefano, dicci un po’ di te e di cosa ti occupi nel mondo delle startup per quei lettori che ancora non ti conoscono.

Mi sono laureato a dicembre 2009 in Ingegneria Informatica a Roma Tre. Mentre studiavo ho fondato un po’ di siti:

  • Roma3.net, la community dell’università che ora conta 15.000 iscritti ed è il punto principale di scambio di informazioni per gli studenti;
  • TweakyngMySpace e MySpaceScripts, che mi facevano guadagnare più di quanto guadagni ora con un bel lavoro;
  • BlogPolitik, un servizio di blog hosting focalizzato sulla politica (non più attivo).

Ho fatto l’Erasmus in Spagna, a Madrid, dove ho fondato la mia prima piccola società: Hosteeo, che offriva hosting e servizi di web design.

Subito dopo la laurea, mi sono spostato a Milano per lavorare in dPixel, piccola società di venture capital focalizzata su startup web. Ho avuto questa opportunità grazie al mio blog, theStartup.eu, aperto a marzo 2009, sul quale scrivo di tutte le novità nel panorama startup e venture capital europeo.

Altri progetti personali ed attività includono in ordine sparso HackFwd, SandBox Network, Equeety, GoWar, HackItaly ed UpStart Roma.

Il mio ultimo progetto è Save My Inbox, una piccola web application che salva in automatico gli allegati di Gmail su Dropbox.

Una delle principali lamentele da parte dei founder tecnici italiani è la mancanza di Angel Investor, VC, incubator, o iniziative come Y Combinator in Italia. Tu che lavori presso una società di VC italiana, cosa ne pensi? Noti un trend positivo per quanto riguarda la disponibilità di capitale per startup in Italia?

Direi che si sta decisamente muovendo qualcosa. Noi in dPixel, abbiamo già finanziato team 100% tecnici e non abbiamo paura a farlo, altri fondi più tradizionali però probabilmente richiedono un membro del team di stampo più economico-manageriale (che di sicuro non fa mai male, a patto che sia anche VP of Product).

Altre iniziative come HackFwd, di cui sono referrer per l’Italia, si focalizzano addirittura esclusivamente su team tecnici, rifiutandosi di finanziare team che non siano fatti solo da sviluppatori.

La mancanza di grandissimi casi di successo, porta chiaramente alla carenza di angel, ma anche qui qualcosina si sta muovendo. Piano piano, riusciremo ad avere un ecosistema completo ed autosostenibile.

A parte la mancanza di capitale, e forse una cultura poco propensa al rischio d’impresa, un altro problema principale per le startup italiane è l’isolamento. Camminando in Silicon Valley si respira aria di startup. Tutto gira attorno al mondo delle startup; ci sono incontri, conferenze, cene, e chi più ne ha più ne metta. In Italia c’è frammentazione e un certo scetticismo verso questi giovani che “lavorano su internet” e non vogliono arrendersi alla prospettiva di trovarsi un posto fisso. Come possono le startup italiane creare un cosiddetto startup hub in grandi città come Milano e Roma, secondo te?

Questo è già più difficile. Le startup che vedo sono tutte sparse in vari luoghi d’Italia, ma i capitali sono tutti a Milano. Se dovessi scegliere un posto dove fare una startup sarebbe sicuramente Milano dato che:

  • Ci sono i capitali
  • Le startup con maggiori exit erano qui
  • Il maggior numero di angel investors sono qui
  • Le società con cui fare partnerships sono qui
  • È più probabile che i candidati per l’acquisizione siano qui
  • Ci sono 3 ottime università da cui prendere talenti
  • Far spostare qualcuno a Milano è più facile

Con questo non voglio dire che chi fa qualcosa in altri posti è pazzo, però io cercherei di minimizzare i punti sfavorevoli visto che ne abbiamo già parecchi essendo in Italia.

Parlaci della tua iniziativa Italian Startup Scene. Lo scopo sembrerebbe proprio essere quello di rimediare, almeno online, alla frammentazione del panorama delle startup italiche.

Italian Startup Scene, è nato il giorno del rilascio dei nuovi gruppi di Facebook. Ho inizialmente aggiunto tutti i miei contatti Facebook interessati a questo mondo, ed è piano piano cresciuto.

Ogni giorno ci sono decine di discussioni e link interessanti su qualche aspetto di startup e venture capital. E ieri abbiamo sfondato quota 1000 utenti iscritti.

Gli iscritti sono imprenditori, studenti, angel, VC, programmatori… un po’ di tutto quello che c’è bisogno per creare un ecosistema virtuale.

Per concludere l’intervista, hai dei consigli da dare a chi si vuole avviare una startup in Italia e ha magari anche interesse a ricevere finanziamenti per sviluppare la propria idea e azienda?

  • Sviluppare un prototipo funzionante nel tempo libero prima di andare a chiedere qualsiasi tipo di finanziamento.
  • Cercare di costruire un rapporto con angels e VCs quando NON si ha bisogno di finanziamenti.
  • Chiedere feedback ai primi utenti, e fare customer development per capire se il prodotto che si sta creando servirà veramente a qualcuno, e presentare i risultati all’investitore.

In realtà ne avrei molti di più. Chi volesse mi può trovare ad HackItaly il 5 febbraio a Milano, o scrivermi a hello at nome cognome dot com.

Ringraziamo Stefano per la disponibilità e per averci concesso questa intervista.

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About Antonio Cangiano

Antonio lavora come Software Engineer & Technical Evangelist presso la IBM in Canada. È inoltre il direttore di Stacktrace.it, un internet marketing strategist, imprenditore del web, serial blogger, e autore di un paio di libri in inglese (recentemente Technical Blogging.) Puoi dare un'occhiata ai suoi progetti sulla sua homepage e seguendolo su Twitter.

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