Il vero nemico degli artisti in rete

Alcuni artisti italiani di vecchia data hanno rilasciato un video contro la pirateria digitale. Mi spiace apprendere di questo video perché vede la partecipazione di alcuni artisti che stimo e apprezzo da tempo, come Battiato e Vecchioni.

La tesi del video è che la pirateria impedisce agli artisti di fare cultura. Tra i vari punti, emerge che gli artisti non avrebbero insomma modo di esprimersi a causa della mancanza di acquisti legittimi dei propri album. La soluzione proposta è quella di stampo radicale americano, come la citata chiusura del sito Megaupload (prima ancora di un processo) e allo stesso modo di ogni altro sito che contenga o linki in qualche modo al contenuto pirata.

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L’insostenibile leggerezza della legge

L’informazione in rete in questi giorni si è più volte occupata del famigerando — se non già famigerato — emendamento all’articolo 70 della legge sul diritto d’autore.

Il noto blog dell’avvocato Scorza descrive benissimo la situazione: non è tanto il sospetto che ci siano interessi dietro a questa norma, quanto la certezza della quasi totale incompetenza in materia dei nostri legislatori (ecco, l’ho detto!).

La modifica dell’articolo 70 all’origine dalla levata di scudi è la seguente:

“1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma.

Non è tanto la limitazione all’uso didattico o scientifico che lascia interdetti quanto i termini “bassa risoluzione o degradate“. A quello che è il mezzo di comunicazione del futuro, vengono incredibilmente tarpate le ali rispetto a ciò che è invece possibile fare via carta o via televisione.

Personalmente l’unica consolazione è la quasi certezza che una legge così assurda non può per definizione essere fatta rispettare: se ho delle immagini su un server virtuale americano? E chi definisce il grado di degrazione sufficiente? E se faccio pagare l’accesso al mio sito specificando che le immagini sono gratuite e consultabili senza pagamento?

Mah…

Adobe e l’indirizzo ‘192.168.112.2o7.net’

Leggo oggi grazie a Michele Finotto sul blog di John Nack che finalmente Adobe si è sbilanciata un pò di più riguardo la faccenda de ‘192.168.112.2o7.net’.

Alcuni software della suite CS3 effettuano al momento dell’esecuzione una connessione all’indirizzo ‘192.168.112.2o7.net’ senza apparente motivo. Come potete notare l’indirizzo è remoto ma spera di camuffarsi da indirizzo locale agli occhi dei meno esperti. Anche il sottoscritto quando ha acquistato la suite l’aveva notato (grazie a LittleSnitch) e aveva contattato Adobe per chiedere delucidazioni a riguardo ricevendo un secco non sappiamo di cosa stia parlando come risposta.

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Come si danno le notizie in Italia


Oggi è apparso un articolo su alcuni giornali online che riguarda il problema dello spam. La notizia sembra effettivamente interessante per cui abbiamo provato ad indagare direttamente sul sito del Garante della Privacy.

Il riferimento che abbiamo trovato è una newsletter del 4 gennaio 2008. La somiglianza tra le varie versioni è notevole per cui è chiaro che la fonte della notizia è proprio la newsletter del Garante.

Il provvedimento è relativo ad una società di telemarketing di Frosinone che aveva inviato dei fax pubblicitari a numeri di fax raccolti su elenchi pubblici, ritenendo quindi che non fosse necessario il consenso all’uso di tali dati. Il garante ha vietato alla società l’uso di tali numeri per l’invio di materiale promozionale e nessuna multa è stata comminata alla società in questione.

La curiosità notevole è che la sentenza a cui la notizia fa riferimento è del 4 ottobre del 2007 — Stacktrace non era ancora nato — e apparentemente nessun altro giornale online l’ha nel frattempo pubblicata.

Quando si dice la tempestività…

Apple e Think Secret trovano un accordo: chiude Think Secret

Thinksecret Tre anni fa Apple ha fatto causa a Think Secret come risposta all’articolo che svelò al mondo il mac mini tre mesi prima dell’annuncio ufficiale.

In questi tre anni ne è passata di acqua sotto i ponti, ma la causa è andata avanti senza troppi echi giornalistici, ed oggi Think Secret ha annunciato di aver trovato un accordo stragiudiziale con Apple.

La conseguenza? Think Secret chiude.

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Un’azienda nigeriana denuncia l’OLPC

OLPC LogoLagos Analysis Corporation (o LANCOR) ha annunciato di voler denunciare il progetto umanitario One Laptop Per Child, perché avrebbe violato la proprietà intellettuale tutelata da un brevetto registrato dall’azienda. L’accusa per OLPC è quella di aver intenzionalmente acquistato due tastiere nigeriane multilingua prodotte da LANCOR, con la sola intenzione di reingegnerizzare il codice sorgente dei driver al fine di utilizzarne la tecnologia negli XO, i laptop ultra-economici forniti dal progetto ai bambini più poveri, in varie parti del mondo.

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L’iPhone sarà venduto in Germania senza contratto esclusivo

iPhoneA partire dal 9 di Novembre, Apple ha iniziato a vendere l’iPhone in Germania per 399 €, con un contratto esclusivo di 24 mesi con T-Mobile, sussidiaria di Deutsche Telekom e leader del mercato tedesco. L’esclusività del contratto nel maggiore mercato telefonico europeo sarebbe però illegittima stando a quanto sostiene Vodafone, che si è affidata al sistema giudiziario per ottenere il diritto di fornire servizi telefonici ai possessori del gadget più popolare del momento. Una corte tedesca ha ieri dato ragione a Vodafone, ed ora l’iPhone sarà libero da vincoli contrattuali e potrà essere acquistato senza contratto e successivamente utilizzato con qualsiasi carrier in Germania.

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La FSF pubblica una nuova licenza per le applicazioni web

Gnu LogoLa Free Software Foundation (FSF), principale promotore del software libero, ha rilasciato una nuova licenza che estende la popolare GNU GPLv3 (General Public License 3) per adattarla alle necessità introdotte dai Web Services ed altro software di rete. La GNU Affero General Public License (AGPLv3), questo il nome della licenza, si distingue dalla GPLv3 perché include delle clausole che affrontano esplicitamente la problematica della condivisione del codice sorgente, per applicazioni web e SaaS (Software as a Service, ovvero software come servizio).

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