Recensione di High Performance Web Sites

High Performance Web Sites Nella botte piccola c’è il vino buono, recita un vecchio proverbio che calza alla perfezione a questo libro, all’apparenza piccolo ma estremamente utile per tutti coloro che lavorano nell’ambito web.

Il problema delle prestazioni di un sito web è tutt’altro che banale, nonostante oggi gli ISP facciano a gara a fornire contratti ADSL dalle prestazioni sempre maggiori e l’hardware medio, sia lato utente finale sia lato server, abbia raggiunto prestazioni di altissimo livello. Tuttavia, la tecnologia evolve anche dal lato software ed è sempre fondamentale minimizzare il tempo di caricamento di una pagina web sia per aumentare il feedback di risposta per l’utente (un sito web estremamente lento nel caricamento alla lunga fa fuggire tutti) sia per ridurre il carico dei server e l’occupazione di banda. E troppo spesso si ignora che i problemi nascono proprio da un’errata progettazione del front-end dell’applicazione web. Se sul lato server, infatti, oggi esiste un arsenale di tecniche molto collaudate (cache, bus in fibra ottica, replicazione, load balancing, ecc) che consentono di ridurre il tempo di generazione di una pagina web, sul fronte web il dare eccessivamente per scontato bande trasmissive sempre maggiori ha portato a dimenticare o sottovalutare aspetti che costituiscono il reale collo di bottiglia per l’utente.

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Firefox 3 e la libreria FUEL

Uno dei motivi del successo di Firefox è dato dalla grande quantità di estensioni disponibili, estensioni ragionevolmente facili da scrivere perché basate su tecnologie standard quali CSS, XML e Javascript.
Il collante di queste tecnologie è poi XUL che altro non è che un dialetto XML per creare interfacce grafiche.

L’accesso al filesystem, ai segnalibri, alle risorse web viene fatto tramite XPCOM che forse è l’elemento più ostico da gestire avendo al suo interno centinaia di chiamate di libreria spesso anche mal documentate.

Compiti frequenti come leggere una configurazione richiedono l’accesso ad un notevole numero di API e Firefox 3 tenta di migliorare le cose con la libreria FUEL.

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Le closure in Javascript

Una delle più potenti feature di JavaScript è la possibilità di usare una
particolare tecnica di mantenimento dello stato chiamata closure. Va
detto subito che il concetto di “closure
non è stato inventato dal JavaScript; altri linguaggi ne fanno uso, talvolta
implementando anche un’apposita keyword del linguaggio stesso.

Capire bene le implicazioni di questo meccanismo non è banalissimo, ma per la sua
potenza e la sua grande esposizione ai bachi più insidiosi, permette di salire di
un gradino nella propria conoscenza di JavaScript; personalmente, ritengo che esistano
due tipologie di programmatori JavaScript: chi sa come usare le closure e chi no 🙂

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