Microformats, il lower-case semantic web /1

I microformats per fortuna non sono una rivoluzione, soltanto una
evoluzione. E una di quelle che servivano come il pane e l’acqua
quotidiani.

Uno dei dogmi più citati e meno seguiti dello sviluppo web odierno
è di usare il markup non solo come “involucro” di contenuti (o
peggio, come elemento grafico) ma come metadato in grado di
descrivere i contenuti stessi, sfruttando quindi le proprietà di
un linguaggio strutturale come XHTML per dotare il documento di
una semantica. In poche parole ciò significa usare i tag
appropriatamente in base al loro contenuto: il titolo del mio blog
sarà un tag h1, la lista dei miei libri favoriti sarà un tag li
all’interno di una lista ordinata o non, gli acronimi saranno
all’interno del tag acronym. Il buon vecchio Plain Old Semantic
HTML (da qui in poi POSH, per usare un acronimo caro agli autori
delle specifiche che stanno alla base dei microformats), condicio
sine qua non per definirsi buoni designer.

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