Apple e Think Secret trovano un accordo: chiude Think Secret

Thinksecret Tre anni fa Apple ha fatto causa a Think Secret come risposta all’articolo che svelò al mondo il mac mini tre mesi prima dell’annuncio ufficiale.

In questi tre anni ne è passata di acqua sotto i ponti, ma la causa è andata avanti senza troppi echi giornalistici, ed oggi Think Secret ha annunciato di aver trovato un accordo stragiudiziale con Apple.

La conseguenza? Think Secret chiude.

Ho riletto il post di Think Secret più volte per capire se avessi inteso male, ma in effetti è molto chiaro: Nick Ciarelli, editor del sito, smette di pubblicare Think Secret e in cambio, oltre alla chiusura della causa non è obbligato a rivelare chi fosse la sua fonte, vera “serpe in seno” all’azienda di Cupertino.

In questa vicenda è difficile non prendere le parti di Nick. Per quanto Apple abbia tutto il diritto di sentirsi danneggiata dagli annunci di Think Secret, accanirsi contro uno studente di diciannove anni sembra un pò eccessivo.

D’altro canto se Nick Ciarelli fosse stato un giornalista accreditato Apple non avrebbe potuto fargli causa per tentare di estorcergli il nome della sua fonte.

Il problema della protezione dei blogger/giornalisti è un problema spinoso. Se da un lato molti blogger sono giornalisti a tutti gli effetti, dall’altro c’è molto dilettantismo compiacente in giro, ed è difficile stabilire dove finisca uno e cominci l’altro. Proteggere una categoria potrebbe dare carta bianca all’altra per sbizzarrirsi in elucubrazioni o false notizie, che nuocerebbero al pubblico e alle aziende coinvolte negli scoop di giornalisti improvvisati.

Come risolvereste voi la questione?

Comments

  1. Il problema esposto è davvero complesso: secondo me si tratta di trovare un metodo per stabilire dei limiti ad una libertà come può essere quella di scrivere su un blog.
    Ma d’altronde il problema esiste anche nel giornalismo “cartaceo” e/o nei libri di storia, magari in quei paesi dove la stampa e l’editoria sono di regime ma non solo in quelli.
    Probabilmente non è possibile fare delle leggi e dei regolamenti validi per tutti (a rischio, in caso contrario, di ‘1984’) senza che alla fine dei conti venga penalizzato anche chi della legge non ha bisogno perchè “moralmente strutturato” (passatemi il termine), quindi si potrebbe solo fare affidamento sulle facoltà e capacità di chi legge di scegliere tra le informazioni corrette e quelle che lo sono meno; chi legge può migliorare la propria capacità di scelta solo sentendo anche altre campane.

    Ho pensato e ragionato ma non sono riuscito a trovare un punto fermo alla questione.

    Ale

  2. L’ho detto che è una questione spinosa, e più ci penso meno riesco a trovare una soluzione 🙂

  3. Sinceramente trovo molto grave che ‘più o meno direttamente’ Apple abbia fatto chiudere Think Secret. E’ ovvio che Apple cerchi di proteggere a tutti i costi i suoi interessi, però è anche vero che ‘la fuga di notizie’ sia colpa di Apple stessa.
    Se qualcuno di Think Secret fosse entrato nella sede Apple e avesse rubato informazioni sarebbe una cosa, ma se Apple non è in grado di valutare chi dire a cosa non credo possa darne colpa a chi recepisce tali informazioni.

  4. Infatti la causa di Apple è stata intentata affinché Nick rivelasse il nome della sua fonte. Nick ha tenuto duro ed ha preferito la chiusura di Think Secret piuttosto che rivelare la sua fonte.

    Un comportamento maturo che non ci si aspetterebbe da un diciannovenne.

  5. Scusate, ma state secondo me dimenticando un dettaglio. Nick, in una intervista:

    “pleased to have reached this amicable settlement, and will now be able to move forward with my college studies and broader journalistic pursuits.”

    Dalle interviste, Nick sembra tutto tranne che triste di quanto sia successo. Apple ha pagato non soltanto tutte le spese legali, ma ha *evidentemente* raggiunto un accordo extra giudiziale che Nick ha valutato più che soddisfacente.

    Sul discorso della fonte, i giudici avevano già decretato (stesso articolo NYTimes):

    “A California judge last year denied Apple’s bid to force the identification of people who had apparently leaked company information to three other Web sites, ruling that the sites were entitled to the same protections as traditional journalists under a state law that prevents the forced disclosure of confidential news sources.”

    Quindi, seppure ci sia un evidente sbilanciamento di forze, in questa vicenda mi sembra che tutti ci abbiano guadagnato e che ci sia stata una conclusione che seppure sembri brutta (“ha chiuso ThinkSecret!!!”) mi sembra sia stata gestita nel migliore dei modi: Nick ci ha guadagnato, le fonti non sono state citate e la corte ha decretato che un blogger è sotto la stessa tutela delle fonti.

    Insomma, la situazione è complessa: Apple ritengo che *doveva* agire per proteggere i suoi interessi, quindi quella mossa andava fatta. ThinkSecret per suo conto *doveva* proteggere i suoi, e quindi seppure posso supporre una soluzione migliore (tipo: ThinkSecret ancora aperto) non vedo niente di così grave come leggo in giro…

  6. Secondo me è più probabile che la Apple ha pagato perchè, avendo chiamato in causa Nick, non ha avuto ragione.
    Nick non ha rivelato la fonte perchè il giudice ha assimilato la sua attività a quella del giornalismo.
    Non essendo noti i motivi per cui Nick ha ricevuto anche dei soldi, è anche legittimo ipotizzare che la Apple li abbia pagati in cambio della chiusura del sito.

    Ale

  7. Infatti, è plausibile che sia andata proprio così. La sentenza sembrerebbe che non stesse pendendo bene per Apple, quindi ha dato il colpo di spugna. 🙂

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